Executive Development

Il Linguaggio dei Soldi

“Il denaro e’ una forma di sesto senso, senza il quale non si possono sfruttare al meglio gli altri cinque.”
W. Somerset Maugham

Se si desidera avere successo, nulla e’ piu’ importante che conoscere bene la finanza. Questo principio e’ probabilmente l’unico su cui tutti i grandi dirigenti, gli imprenditori e i guru degli affari, si troverebbero d’accordo.Tutto cio’ che facciamo quando si tratta di affari ha un impatto sui “numeri”-siano vendite, costi, profitti, ritorni su investimenti, o lo stato di salute dell’azienda in genere. Quindi, se non si hanno chiare le implicazioni finanziarie delle proprie azioni, risulta molto difficile gestire il business con efficacia ed è piuttosto improbabile, arrivare alle posizioni top in azienda.

E’ vero che la competenza in materia finanziaria non e’ sempre stata cosi’ fondamentale; nelle organizzazioni fortemente strutturate e gerarchicamente organizzate, piuttosto comuni in passato, forse alcuni manager di successo hanno potuto svolgere la loro carriera avendo soltanto una conoscenza superficiale delle questioni finanziarie. Oggi non piu’: nelle organizzazioni moderne, in cui le responsabilita’ vengono di solito assegnate per Business Units, il manager ha bisogno di saper operare in contesti molto piu’ ampi, e di tradurre le proprie decisioni in termini finanziari.

Senza dubbio chi ottiene grande successo negli affari ha una conoscenza approfondita di cos’è la “finanza” ed il motivo appare chiaro: piu’ si sale in un’organizzazione, piu’ assumono rilevanza i dati numerici. Per dialogare seriamente con i Direttori Finanziari o semplicemente con chi ha conseguito un M.B.A., per definire il budget o per vincere le battaglie interne per ottenere risorse, si deve essere in grado di parlare il linguaggio della finanza. Il denaro ed il potere vanno inevitabilmente alle persone piu’ fidate di un’organizzazione, ossia coloro che sono in grado di spiegare persuasivamente l’impatto che i loro progetti hanno sulla “bottom line”.

Assumersi le Responsabilita’ Finanziarie

Essere preparati in materia finanziaria, comunque, non favorirà solo l’ambizione. Si tratta anche di assumersi la responsabilita’ dell’investimento che il datore di lavoro sta facendo con noi. Nei primi anni della carriera e’ sicuramente saggio concentrarsi sul compito principale della propria posizione – sia esso vendere prodotti, creare progetti di marketing ingegnosi, o inventare dei fantastici nuovi prodotti. Successivamente, assumendo la responsabilita’ di un team, di un reparto, o di una Business Unit, si diviene responsabili anche degli aspetti finanziari e ci si deve abituare ad essere sempre sotto pressione nel produrre i dati numerici , qualunque siano gli indicatori di valutazione addottati dal nostro capo.

Una simile responsabilita’ sulle ricadute finanziarie e’ ugualmente importante anche se si ha l’intenzione di lavorare per conto proprio. Sia colui chi intende fare l’imprenditore, sia la “stella nascente” in una grande societa’, avranno bisogno di risorse. Cio’ significa assumersi la responsabilita’ dei soldi ricevuti dalla banca, da un venture capitalist o dal proprio datore di lavoro. Questo e’ possibile solamente diventando competenti in materia finanziaria, ossia non solo avere familiarità con i numeri, ma essere in grado di capire ciò che i dati numerici significano veramente.

Sapere Interpretare i Documenti Contabili

Allora cosa bisogna sapere esattamente? Innanzitutto, bisogna avere chiari i tre indicatori finanziari della salute aziendale: P&L – il Conto Perdite e Profitti – il Bilancio, ed il Cashflow. La maggior parte dei manager conoscono il primo e la sua formula relativamente semplice, cioe’ che i profitti (per un’azienda, una divisione, o una Business Unit, o persino una singola linea di prodotto) sono uguali alle vendite meno i costi diretti e le spese. Meno chiaro e’ il Bilancio, che indica il vero stato di salute della societa’ in termini di debiti e crediti. Ancora meno persone conoscono l’importanza cruciale del Cashflow, cioe’ quanto denaro liquido la societa’ sta ricevendo e quanto ne sta uscendo dalle casse.

Da questi tre documenti contabili derivano gli elementi chiave che possono essere utilizzati per far funzionare l’azienda , come il “Gearing” (ossia , quanto l’azienda dipende dal denaro degli altri – cioe’ dai debiti), il ritorno degli investimenti (ossia, i profitti in percentuale sul capitale utilizzato) ed il margine di profitto lordo e netto (ossia, i profitti prima e dopo la deduzione delle spese in percentuale sulle vendite).

Pianificare la Strategia Finanziaria

In un ambito più ristretto, diventa essenziale avere una competenza in materia finanziaria per definire un budget a livello di dipartimento, ossia per presentare i nostri piani e progetti per l’anno a venire in termini di vendite previste, costi di produzione, costi di vendita e di distribuzione, nonché spese.

Si richiede anche la capacita’ di promuovere nuovi progetti attraverso il processo di valutazione degli investimenti. Per ottenere le risorse necessarie per implementare un nuovo progetto, si deve essere in grado di analizzare sia i costi che i benefici, l’andamento futuro per quanto riguarda il profitto e il cashflow ed i rischi associati.

La cosa piu’ importante e’ di capire il “time-value” del denaro, cioè, il fatto che a causa dell’incertezza, il denaro che ci si aspetta in futuro vale meno rispetto al denaro che uno, o una societa’, ha in banca oggi.

Visione D’Insieme

Infine, i manager devono avere una visione d’insieme sulle questioni finanziarie specifiche delle loro aziende per individuarne le conseguenze sulle Business Unit in cui operano. Molto dipenderà dalle priorita’ dei dirigenti e degli azionisti e dai driver del successo in quel settore. Nel settore Retail, per esempio, dove i margini di profitto sono estremamente limitati, lo scopo fondamentale e’ di proteggere tali margini attraverso delle politiche di attento controllo dei costi ed un ricambio delle merci molto rapido. Diversamente, nella consulenza aziendale, dove i costi sono elevati (ma lo sono anche i margini), i manager tendono ad essere preoccupati soprattutto ad aumentare le vendite o la crescita della “top line”.

Questo e’ il punto di partenza. Ma come iniziare a migliorare la conoscenza della finanza? Il modo ideale e’ di farlo all’interno della propria societa’, trovando un mentor, qualcuno che capisce di finanza e che e’ disponibile ad aiutarci ad imparare. Il Direttore Finanziario o il Business Manager della nostra divisione apprezzeranno il nostro interesse ed entusiasmo e, in quanto manager in posizioni importanti in qualsiasi azienda, una volta guadagnata la loro fiducia, ed acquisita un po’ di esperienza in materia finanziaria, avremo un forte alleato. E mentre cresce la nostra competenza con i numeri, chiederemo piu’ informazioni ai nostri superiori: quanto profitto crea la nostra divisione ed il nostro prodotto? Che cosa vogliono gli azionisti in termini di prestazioni finanziarie?

Di nuovo a “scuola”

Una strategia alternativa e’ di frequentare un corso. Non esiste di meglio per dare un impulso allo sviluppo della nostra carriera, di una settimana di formazione intensiva in “Finanza per i Dirigenti “o “La Finanza per i Manager Non-Finanziari”. Vale la pena esaminare anche corsi a distanza, o gli M.B.A. part-time erogati dalle business school più rinomate.

Anche se molte delle migliori Guide alla Finanza su Internet sono orientate su come investire in borsa (www.incademy.com, per esempio), i principi di valutazione aziendale analizzati sono senza dubbio compatibili con i principi della finanza aziendale che si devono acquisire. Se si riesce a comprendere cosa cercano gli azionisti, si comincerà a vedere come tali obbiettivi fanno parte dell’organizzazione e diverrà chiara la loro relazione con il funzionamento dei budget, della valutazione dei nuovi progetti, e della prestazione finanziaria generale della nostra Business Unit: tutte cose che speriamo di poter controllare in futuro.

Romesh Vaitilingam (romesh@compuserve.com) e’ l’autore di “Financial Times Guide to Using the Financial Pages”, il “Financial Times Guide to Using Economics & Economic Indicators”, e “The Ultimate Investor” (con Dean LeBaron).

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